lunedì 5 novembre 2018

LA BAMBOLA ASSASSINA

Una notte verso l'una mi sono svegliato per andare in bagno e nella vasca ho visto una bambola con il coltello in mano, era senza un occhio. Mi sono messo a urlare “Aiuto, aiuto”. I miei genitori si sono svegliati  e siamo andati in bagno a vedere ma la bambola non c'era più. I miei genitori mi hanno accompagnato a letto. 
Dopo un po’ ho sentito un rumore di porta, ho acceso la luce e ho visto  a terra schizzi di sangue che arrivavano nella camera dei miei genitori. Ho seguito gli schizzi, ho aperto la porta della camera, ho visto i miei genitori morti. Subito ho chiamato la polizia, gli ho raccontato  tutto, ma loro vedevano che tutto era tranquillo. 
Per la paura sono andato dai miei nonni e la bambola con il coltello mi rincorreva. Urlavo, urlavo ma nessuno mi sentiva. Arrivando  a casa dei nonni, li ho svegliati  e mi sono messo a dormire  con mia nonna.
Mia nonna sul tetto  della sua camera aveva una vetrata, la bambola si è affacciata e si è messa a ridere con i denti che gli sanguinavano, poi ha spaccato la vetrata  con il coltello. Io ho cercato di svegliare i miei nonni ma questi non si svegliavano perché erano stati avvelenati. Io sono scappato in cantina ma la bambola continuava a corrermi dietro. 
Ho trovato due coltelli e glieli ho conficcati nel petto. La bambola ha emesso un grido fortissimo ed è caduta a terra stremata. E mi sono addormentato. 
Al mio risveglio ho visto i miei genitori che parlavano con i miei nonni tranquillamente. Era stato solo un bruttissimo incubo.
DAVIDE V. 

domenica 4 novembre 2018

LA PROVA FINALE

Era una settimana che nessuno aveva bisogno del mio aiuto. Nessun omicidio, nessun rapimento, nessun problema. Niente di niente. Annoiato mi stesi sul letto, fissai il mio cellulare per una bella mezz'oretta. Continuai a girarmi e a rigirarmi nel letto. Un'altra giornata a vuoto. Mi addormentai. 
Nel bel mezzo della notte mi arrivò una chiamata. Risposi fiducioso. Era la voce di un uomo, non mi lasciò dire nemmeno una parola. Disse: "Ciao Josh". 
Conoscevo quella voce; era familiare ma non riuscivo a collegarla ad un volto. L'uomo continuò a parlare, disse: "Ti ricordi di me? Sono finalmente riuscito a scappare da lì". 
Non capivo, ero impaurito. Continuò: "Pensa al passato fratellino mio".
Ricordai tutto: 16 maggio 2002, mio fratello di richiuso in una prigione per malvagi. IO lo avevo rinchiuso in una prigione per malvagi. Sottovoce e con una voce spezzata dissi: "Posso spieg....". 
Mi interruppe. Continuò con una voce gloriosa: "Se vuoi che la tua ragazza sopravviva....".
La chiamata si interruppe ma ne partì subito un'altra. Era lei, Margot, urlava il mio nome disperata. Le chiesi dov'era, mi rispose: "Sono su un aereo, qui dormono tutti, anche il pilota. Ti prego aiutami". 
La chiamata si bloccò e ritornò la sua voce, la sua perfida voce, mi disse che per far atterrare quell'aereo dovevo fare una rapina. Disperato mi armai e sì, feci quella rapina. Con i sensi di colpa tornai a casa; lo richiamai e gli feci vedere i soldi. Gli ordinai di far atterrare Margot ma furono parole buttate al vento. Mi rispose dicendo: "Prima dovrai fare altre due prove. Entra in una scuola, sì, proprio quella dove c'erano certi bulli che ti picchiavano ogni giorno, sul tavolo della cucina troverai un mitra. Domani alle nove entrerai lì e darai inizio ad una sparatoria". Mise giù. Disperato e con le lacrime agli occhi iniziai a pensare e a pensare fino ad addormentarmi con il mal di testa. Mi svegliai alle 6:30. Dissi: "NO. Non lo farò." Alle 9:10 mi arrivò una foto della mia famiglia imbavagliata in una stanza buia. Preso dall'ira afferrai il mitra e feci quella sparatoria. Uccisi più di 400 ragazzi, tutti innocenti. Tornai a casa. Mi arrivò una nuova foto, era una scritta rossa, fatta di sangue, c'era scritto: "È TROPPO TARDI". 
Lasciai il telefono suo tavolo, presi la macchina, scalari l'Everest. 
Avevo sempre detto che sarebbe stata l'ultima cosa che avrei fatto.
MIRYAM D.C.

L'OSTETRICA ASSASSINA

Oggi è il 26/06/2006 ed è nata la mia sorellina. È un momento che aspettavo da tanto. Io e i miei nonni siamo andati all'ospedale per vedere Giulia. La mia sorellina è una bambina molto vivace e abbastanza grossettina. Io però me ne devo andare perché si era fatto tardi, e mia mamma e mia sorella devono riposare; inoltre io domani devo andare a scuola. Finita la scuola, i miei nonni mi vengono a prendere per andare all'ospedale. È da tutta la giornata che penso, che dopo la scuola andrò all'ospedale. Stiamo per arrivare, mia nonna riceve una chiamata, è mia mamma.
Mia mamma è preoccupata e parla sempre singhiozzando. Mia nonna non capisce cosa vuole dire, quindi le chiede: "Cosa c’è? Mi stai facendo preoccupare". Mia mamma sconvolta, ma nello stesso tempo piangendo dice: "È scomparsa Giulia!". Arrivati, mia nonna chiede: ”Ma per caso, l’hai lasciata sola per un po’?”
“No“, risponde mia mamma, "l’ho lasciata soltanto un minuto, per andare al bagno. Appena sono tornata Giulia non c’era più. Ho chiesto se qualcuno è entrato nella stanza ma nessuno sapeva niente.
Ho parlato con l’ostetrica e lei, con uno sguardo sospetto mi ha detto:
"Ma io ho che ne so, mica sono sua madre!".
Io ho notato che il suo camice era tutto sporco di sangue e le ho chiesto il perché. Lei non sapeva cosa dire, ha girato i tacchi e se ne è andata. Io senza farmi vedere, lo seguita. Lei è andata in una stanza segreta, ha aperto la porta e io ho visto tutti i cadaveri che lei aveva ucciso, tra i quali c’era Giulia. Io mi sono messa a piangere e l’ostetrica sentendo il mio pianto, si è girata, mi ha visto ed ha aperto la bocca."
Sono passati due giorni, mia mamma e mia sorella non si sono fatte più vedere.
GIOIA P.

QUEL MALEDETTO GIORNO!

Era una giornata molto ventosa. Giovanni, come ogni pomeriggio, stava tornando a casa, dopo aver trascorso il pomeriggio al campetto. Seguiva ogni giorno lo stesso percorso, da casa al campetto e viceversa. Solitamente impiegava circa 10 minuti per arrivare a casa, ma quella sera tutto fu diverso. 
Era un ragazzo molto prudente,i suoi genitori avevano fiducia in lui, a soli 9 anni tornava a casa solo. 
Ma quella sera la madre di preoccupò: Giovanni era già in ritardo di 10 minuti, quando la madre iniziò a preoccuparsi molto seriamente; doveva essere a casa già da 20 minuti. 
Circa 5 minuti dopo, bussarono alla porta. La madre fece un sospiro di sollievo e andò ad aprire subito, pensando fosse il figlio. Ma sulla soglia, non vide nessuno. Pensò che magari fosse stato il vento a battere sulla porta. 
Erano già passati 40 minuti e Giovanni non era ancora tornato. La madre decise di chiamare il padre, che era a lavoro; il padre tornò immediatamente a casa e si misero in macchina. Andavano a cercare il figlio. Percorsero in macchina il tragitto che avrebbe dovuto compiere il figlio, ma non videro nessuna traccia di Giovanni. Andarono a casa dei nonni pensando magari che il figlio fosse lì, ma anche lì non c'era. Continuarono a cercarlo, girarono tutto il paese, ma non trovarono tracce del figlio. Decisero di fare un ultimo giro e di tornare a casa. Quindi decisero di chiamare la Polizia.
Erano le 21:00, era già passata un’ora e Giovanni non era ancora tornato. 
La Polizia si mise subito al lavoro, il padre andò con loro mentre la madre, ancora traumatizzata, restò a casa in compagnia dei nonni.
Erano circa le 21:20 quando bussarono alla porta. La madre andò ad aprire.
Era Giovanni. Aveva un aspetto strano, un viso piuttosto sconvolto. La madre subito lo abbracciò.
Gli chiese delle spiegazioni ma il ragazzo era come scioccato. La madre gli diede un bicchiere d’acqua e lo fece sedere. Gli chiese nuovamente spiegazioni, ma il figlio era ancora sconvolto. La madre non riusciva a capire cosa avesse.
Erano già passati due giorni ma ancora Giovanni non parlava con nessuno e il suo viso continuava a essere sconvolto.
EMILIA G.

LO SCONOSCIUTO

È una domenica d'estate quando insieme ai mie genitori mi trovo a passare un fine settimana in un albergo della Puglia. 
I miei genitori si allontanano lasciandomi sola per pochi minuti. Mentre faccio la doccia, sento dei passi lentamente dirigersi verso la porta. Capisco che non sono i passi dei miei genitori e piano piano cerco di intravedere solo un'ombra di un uomo che non conosco.
Vedo che è grande e bruttissimo e fa molta paura. Cerco di capire come posso affrontare al meglio la situazione e chiudo di colpo la manopola per sentire meglio dove si dirigono di preciso i passi.
In un attimo metto l'accappatoio e cerco qualcosa da mettere in mano per potermi difendere. Mentre cerco, trovo vicino alla porta un bastone e mi nascondo dietro la porta. Quando l'uomo entra, io vado dietro le sue spalle e con tutta la mia forza lo colpisco lasciandolo disteso per terra, morto. 
Per non farmi scoprire dai miei genitori immediatamente trascino il corpo nel giardino dell'albergo. Poco dopo arrivano i miei genitori e io faccio finta di nulla. 
Il suo corpo è ancora sepolto lì, da qualche parte.
CLARA C.

IL CIMITERO

Io, mia madre e il mio cane di nome Ringo andammo al cimitero a fare visita al mio bisnonno. 
Era un pomeriggio di pioggia e lampi, si fecero le otto di sera; così mentre stavamo pregando, arrivò la guardia per avvisarci che stava per chiudere. Mentre ce ne stavamo andando, Ringo scappò. 
Eravamo disperate, così andammo a cercarlo. Dopo tanto tempo lo trovammo, eravamo molto contente di rivederlo; così mentre lo stavamo coccolando, sentimmo un rumore. 
Andammo a controllare il cancello ed era chiuso. Eravamo tutti bagnati, cercammo un riparo e per fortuna trovammo una tettoia che scricchiolava, era davanti a delle tombe molto vecchie. Si fece molto tardi, eravamo molto affamati, così andammo in cerca di cibo. Mentre camminavano, perdemmo la strada e in lontananza vedemmo una casa. 
Era una casa abbandonata e buia. Ci addormentammo. Mentre dormivano, sentimmo abbaiare il mio cane. Ci svegliammo di colpo e Ringo non ć era più. Allora pensammo che era scappato di nuovo, così cominciammo a chiamarlo ma non tornò. Mentre lo chiamavamo, intravedemmo qualcosa muoversi, allora ci nascondemmo dietro una tomba quando ci comparvero dietro dei cadaveri. 
Erano senza occhi, erano pallidi e avevano tutti i vestiti strappati. Presero mia madre e la mangiarono viva, io non sapevo che fare così pensai... decisi di uscire. Appena mi videro, cominciarono a inseguirmi. Mentre scappavo, vidi un cadavere che mi voltò le spalle e mi fece uno sguardo molto carino, come se volesse parlare con me. Capii allora che mi voleva aiutare. 
Mi portò in salvo fuori dal cimitero; mi misi in cammino in lacrime pensando a mia madre, ma mentre camminavo, vidi il mio cane sano e salvo, così corsi verso di lui e lo presi in braccio. 
Poi tornammo a casa.
SERENA A.

sabato 3 novembre 2018

LA STANZA SEGRETA

La casa di mio nonno mi aveva sempre trasmesso una strana sensazione. Era una di quelle case vecchie, con stanze molto grandi, buie e un po' un po' spaventose. Avevo sentito dire da mia mamma 
che l'aveva comprata a un prezzo basso, perché si diceva che fosse stata abitata da fantasmi. 
C'era una strana stanza in quella casa in cui non ero mai entrata. Mio nonno diceva che era uno studio con una biblioteca e non voleva che entrassi perché aveva paura che avrei rotto i suoi libri. 
Un giorno incuriosita però entrai dentro con molto timore e mi sedetti a leggere un libro e per sbaglio strappai una pagina. Subito dopo sentii dei passi che si avvicinavano sempre di più; subito cercai un posto dove nascondermi, aprii una porta e mi infilai lì dentro, era una cantina. 
Lì era tutto buio e tutto impolverato, solo da una piccola fessura della porta vidi un'ombra bianca con un enorme cappello in testa. A un certo punto vidi che frugava nella biblioteca del nonno, e anche lui strappò un paio di pagine da un libro. A un certo punto cominciai a tremare dalla paura e non capii più se realmente era un fantasma o un uomo. Subito dopo gridai: "Nonno, nonno " ma nessuno mi sentii e rimasi chiusa in quella cantina per ore e ore.
EMILIA E.

UN'AVVENTURA SPAVENTOSA

Una sera molto fredda, io e altri due miei amici decidemmo di andare ad esplorare un grosso edificio in una campagna isolata da tutto e da tutti.
Ci attrezzammo di grossi pugnali e coltelli a scatto molto affilati e pericolosi, scarponi alti, maglioni di lana, giubbotti imbottiti, guanti, dei caschi e degli occhiali protettivi.
In più decidemmo di andare a comprare dei baracchini; ci mettemmo in cammino e dopo un lungo viaggio arrivammo a destinazione.
Mettemmo la bici all'entrata, ad uno ad uno entrammo.
Era un posto molto silenzioso con leggeri rumori di sottofondo molto inquietanti .
Ad un trattato si chiusero le porte, prendemmo i coltelli in mano e ci guardammo intorno e vedemmo un'altra via d'uscita, ma una strana creatura ci bloccò l'uscita.
Molto spaventati non avevamo scelta, dovevamo difenderci con le armi che avevamo.
Iniziò una lotta, fortunatamente ci eravamo attrezzati bene e quindi ne uscimmo vincitori, a parte il fatto che uno dei nostri compagni non ce l'aveva a fatta, provammo a salvarlo ma era andato... era morto.
Ad un tratto si trasformò in un terribile pagliaccio, noi eravamo spaventati ma anche dispiaciuti. 
Lo ammazzammo infilzandogli un pugnale dritto nel cuore, scappammo via con le bici e da allora abbiamo vissuto nel mistero.
SAMUELE B.

giovedì 1 novembre 2018

LA CASA INDEMONIATA


Ero in una casa abbandonata con altri amici; parlavamo quando iniziammo a sentire voci misteriose, non capivamo da dove provenisse quella voce strana.
Iniziarono a cadere oggetti a terra, lo stereo rotto iniziò a parlare di suore indemoniate che andavano dentro quella casa a pregare in latino. Noi andammo da un prete a digli che c'era una casa indemoniata. Gianfranco aveva deciso di restare dentro quella casa.
Quando tornammo Gianfranco era scomparso. Il prete iniziò a pregare in latino. Poi chiamò le suore che conoscevano quel posto.
Le suore arrivarono e dissero: "Fra poco arriveranno i demoni, voi iniziate a pregare e guardate sempre davanti". Allora il prete iniziò a buttare acqua santa ma non fece nessuno effetto, le porte si chiudevano da sole. Aveva iniziato a piovere, cadevano dei pezzetti di muro, il vento era sempre più forte. Lo stereo iniziò a dire che i demoni stavano arrivando. Io avevo paura; avevo deciso di scappare ma la porta non si apriva e le suore mi dissero: "Ormai devi restare, la porta non si aprirà fino a quando i demoni non se ne saranno andati!"
Allora iniziai a pregare pure io, i demoni erano arrivati, io pregavo, non smettevamo di pregare in latino.
Dopo iniziò a piovere fortissimo, uscivano le suore indemoniate dai muri. Le suore normali iniziarono a vomitare acqua. Dopo ritornò tutto normale.
Le suore erano spaventate ma l' importante era che avevamo sconfitto i demoni.
LIBORIO L.

JUMANII

Era il mio primo giorno di scuola e in quel giorno mi successero molte cose strane. Ora vi racconto cosa mi è successo.
Salutando mia mamma mi incamminai per andare a scuola dove mi feci degli nuovi amici che avevo invitato a casa mia. Finita la scuola tornando verso casa vidi un gioco per terra che si chiamava Jumanji. Decisi di aspettare i miei amici per giocarci. Passava il tempo in maniera molto veloce, 3:00, 3:30 e velocissimamente si fecero le 4:00. 
Arrivarono i miei amici in camera mia e aprimmo il gioco. Tirammo i dadi (io non sapevo di cosa si trattasse ma tra poco lo scopriremmo insieme) e uscì il numero 4. Il mio amico mosse la pedina che prese la sua forma, pescò la carta dove c'era raffigurato un mostro e lui improvvisamente si trasformò in un mostro terrificante.
Da quel momento tutte la mia casa si trasformò nella casa più spaventosa mai esistita. Si spensero le luci, fuori cambiò il tempo, iniziò una tempesta ma noi vedevamo solo il gioco.
Il mio amico trasformato in mostro sparì. Cercammo di scappare ma eravamo in trappola. C'erano streghe, vampiri, lupi ovunque, pronti per mangiarci. Allora continuammo il gioco. Un mio amico tirò i dadi, fece 5, arrivò su una casella con la pedina che si trasformò uguale a lui. La mosse, pescò la carta dove era raffigurato un teschio e improvvisamente scomparve anche lui. Rimasi da solo.
Tirai i dadi e feci 6, mossi la pedina diventata uguale a me, pescai la carta e c'era scritta una formula magica, la recitai e tornò tutto normale. Distrussi il gioco.
CRISTIAN C.

IL FANTASMA DELLA CASA ABBANDONATA

Era un normale giorno di giugno quando una famiglia decise di fare una gita con la propria barca. 
La famiglia si stava divertendo quando arrivò una grossa tempesta; impauriti si fermarono su un' isola totalmente deserta dove videro una casa e decisero di fermarsi lì finché non fosse finita la tempesta.
Quella casa era totalmente buia, la porta scricchiolante, le finestre che sbattevano, i muri rovinati ma soprattutto una cantina da cui provenivano strani rumori. La tempesta durò fino a sera e la famiglia fu obbligata a dormire in quella casa. 
Il più piccolo, ovvero un bambino di sette anni che si chiamava Paolo, vide vicino la porta della cantina una scatola che prima non c'era. Preso dalla curiosità il bambino aprì la scatola dove trovò dei giocattoli risalenti a molti anni prima. Felice, iniziò a giocare con una macchinina anche se era molto vecchia, rovinata e spesso si staccavano pezzi. Dopo un po' si stancò di giocare con quella macchinina, allora si mise a frugare ancora nella scatola per cercare altri giochi quando ad un tratto trovò una lettera misteriosa e decise di leggerla. 
Quella lettera diceva: "La vostra fine sta arrivando". Il bambino corse dai genitori e gli raccontò tutto. 
Arrivò la notte e tutti andarono a letto ma senza riuscire a dormire. Verso mezzanotte sentirono dei rumori sospetti provenienti dalla cucina e allora preoccupati andarono a controllare e trovarono una lettera sul tavolo dove c'era una scritta fatta con il sangue che diceva: "The end". 
Dopo poco sentirono bussare alla porta, il padre andò ad aprire, era un uomo. Il padre lo invitò dentro casa a prendere un caffè, allora andarono in cucina. Mentre tutti erano distratti l'uomo prese un coltello e lo nascose dietro la schiena; quando tutti erano girati l'uomo prese il coltello e accoltellò tutta la famiglia. 
Quell'uomo era l' anima dell'ultima persona che aveva vissuto in quella casa.
NOEMI G.

L'APOCALISSE

Era una domenica d'inverno, giocavo nell'oratorio a pochi passi da casa mia con mia sorella quando, prima sentii e poi vidi un'enorme esplosione. Ma solo dopo pochi secondi capii da cosa era stata creata quell'esplosione, era un macchina che era esplosa a causa di... un mostro!
Andai subito a prendere mia sorella e corsi verso casa molto velocemente da mia madre e mio padre, chiusi subito la porta di casa per evitare che questi (chiamati da me) "Clickorz" potessero rompere la porta che separa il mondo da casa mia.
Era accaduta l'Apocalisse!!!

2 Anni Dopo
Poche persone sopravvissero perché i Clickorz sterminarono tre quarti della popolazione mondiale a morsi squartandoli vivi e sbudellandoli. I clickorz avevano solo un difetto, erano ciechi, o per meglio dire ci vedevamo con i suoni quindi si doveva fare molta attenzione.
In questi 2 anni di apocalisse molti sopravvissuti diventarono soldati sia per proteggersi, sia per difendere le proprie famiglie e, tra questi c'era mio padre... Un giorno io, mia sorella e mia mamma ci mettemmo in cammino sia per cercare armi sia per cercare provviste. Nel cammino incontrammo un gruppo di soldati tra cui cera anche mio padre. Mi chiesi cosa ci facessero quei militari lì, poi vidi tre clickorz che correvano verso mio padre. All'improvviso lo vidi con le budella di fuori e, senza indugiare un secondo presi mia sorella per mano e le dissi di correre. Mentre mia madre si stava avvicinando a mio padre le gridai: "Corri,corri mamma" e subito ci ritrovammo il gruppo di clickorz dietro. Poi mentre scappavamo ci comparve un clickorz davanti e...
GABRIELE R.

I DUE CLOWN SCONOSCIUTI

Era un pomeriggio tranquillo e la famiglia Rossi si stava preparando per andare al circo. Lo spettacolo del circo cominciò alle 18.30 e finì alle 20.30. Lo spettacolo fu emozionante e pieno di acrobazie difficili. 
Quando finì lo spettacolo fu ritrovato un cadavere. Le telecamere del circo avevano ripreso due clown armati di mazza da baseball e di coltelli molto affilati che stavano torturando l'uomo ritrovato morto. 
Mentre i due clown stavano torturando l'uomo una guardia li vide e li rincorse ma i clown riuscirono a scappare. Non trovando più i clown, la guardia andò dall'uomo e chiamò subito l'ambulanza e la polizia. La polizia identificò l'uomo e scoprì che era Alberto Angela, un giornalista che ficcava sempre il naso negli affari della mafia. I due clown pagati da un clan mafioso per fare fuori questo giornalista. 
Il clan mafioso fu scoperto e fu interrogato più e più volte dalla polizia per scoprire l'identità dei due clown ma questi non furono mai scoperti. 
ANDREA C.

IL CLOWN DELLA CASA ABBANDONATA

Mentre stavo giocando ai videogame nella casa abbandonata con due miei amici sentivo dei rumori strani ma noi abbiamo continuato a giocare. Finito di giocare, siamo andati a controllare; mentre camminavo, abbiamo risentito i rumori e ci siamo accorti che c'era una porta dove abbiamo deciso di entrare.
Mentre entravamo nella stanza c'era un clown simpatico che ci portava in giro per la casa.
Subito dopo siamo usciti dalla stanza. Il clown si è trasformato in mostro con artigli enormi, capelli blu e viso da Satana.
Il mostro si è mangiato un mio amico e siamo rimasti in due.
Dopo un poco il clown è ricomparso e noi abbiamo tentato di parlare con lui.
Mentre parlavamo di è trasformato di nuovo e ha mangiato l'altro mio amico. Impaurito ho preso un'ascia per difendermi e sono riuscito ad ucciderlo.
VITO L.

UNA "SPLENDIDA" NOTTE D'ESTATE

Quando finii di mangiare, uscii sul balcone per prendere una boccata d'aria. Era una splendida notte d'estate. 
I miei erano al compleanno di un loro conoscente. Io non ci ero andato perché non mi andava. Mia sorella era con loro. 
Cominciai a giocare con i videogame, quando una serie di rumori orribili mi distolse dal gioco. Era come una forchetta che strideva su un piatto e una persona che vomitava. Aprii la porta piano e cominciai a camminare in punta di piedi. Avevo un coltello in mano, non si sa mai.
Improvvisamente si spense la luce e il rumore finì. Passarono due minuti, ero immobile, nel buio più totale. Presi il telefono e attivai la torcia. Sentivo un respiro sembrava un sibilo, dietro al collo. Mi girai, non l'avessi mai fatto! Degli occhi rossi come il fuoco. Bocca larga e insanguinata, una creatura mostruosa! Le mani erano delle zampe con artigli lunghissimi. Era buio e il corpo non si vedeva. 
Mi saltò addosso e vidi tutto nero, non vidi niente. In realtà gli occhi non ce li avevo più.
GIANLUCA F.

lunedì 29 ottobre 2018

LA CASA ABBANDONATA

Avevo appena finito di giocare con i miei amici a calcio. Stavo andando a casa come sempre, in quella strada non c'era tanta illuminazione e ogni volta dove c'era più buio alla mia destra c'era una casa abbandonata. 
In quella casa prima ci viveva un signore;per qualche motivo ancora ignoto ha ucciso in una festa sua moglie e tutte le altre persone. Quel signore è stato portato in tribunale e lì decisero di ucciderlo. Quel giorno, il 3/05/2018, vidi una cosa che non avevo mai visto in quella casa, una finestra con una luce accesa e un'ombra, ma subito dopo si spense la luce. Corsi velocemente a casa ma non dissi niente.
Due giorni dopo passai davanti a quella casa e sentii un rumore di un coltello e il grido di una signora. Preso dalla paura, chiamai i carabinieri. Ispezionarono la casa ma niente. 
Il mattino seguente chiamai tre miei amici: Luca, Giovanni e Marco. Entrammo insieme nella casa ma subito dopo la porta si chiuse e non si apriva più. Quindi iniziammo a esplorare la casa e dopo trenta minuti ci saremo incontrati nel salone. Ma al ritorno Marco e Luca non c'erano più eravamo rimasti io e Giovanni. Ci eravamo diretti verso la finestra con la luce accesa ma la luce del corridoio si spense e sentimmo gridare: "No, lasciami andare". Dalla paura corsi in una stanza buia, cercavo l'interruttore ma la luce si accese da sola. C'era uno specchio con scritto con il sangue: "Sto venendo! ". Mi girai e vidi le teste insanguinate dei miei tre compagni. La luce si spense da sola;dalla paura chiusi la porta mi accovacciai a terra. Sentivo passi e una voce che diceva: "Sto venendo a prenderti! ". La porta si aprì e...
27/05/2018 quattro ragazzi morti in una casa abbandonata. Dopo un anno quella casa fu distrutta senza sapere ancora chi era l'uccisore di quei quattro ragazzi.
MATTIA G.

domenica 28 ottobre 2018

FUGA DALLA MORTE

Era una notte del 1990. Io e il mio amico Tomas stavano tornando da una festa quando da nata strada spuntò una bambina con dei lunghi capelli neri davanti al viso. Subito ho spento la macchina e siamo scesi con una torcia. Ci siamo avvicinati e tutto ad un tratto la bambina saltò addosso a Tomas e lo iniziò a pugnalare con un coltello. Subito corsi verso la macchina, l'accesi e feci retro marcia però i freni non so perché non funzionavano e andai a sbattere contro un albero. Uscii dalla macchina con una ferita alla gamba e un braccio lesionato. Iniziai a correre in mezzo a gli alberi però neanche dopo pochi metri mi apparve la bambina dietro le spalle; cercai di chiamare soccorso però inciampai e mi cadde il telefono, non potevo più tornare indietro. Poi mi accorsi che la bambina non mi seguiva più, mi fermai dieci minuti e iniziai a cercare qualche forma di vita ma non c'era nessuno. 
Vidi una baita con una famiglia composta da due figlie, padre, madre e un cane. Gli raccontai tutto ma mi presero per pazzo. Chiesi loro se potevo dormire per una notte li, mi dissero di sì. Mi svegliai l'indomani mattina con dei dolori al braccio e alla gamba. Per fortuna una delle due figlie era una infermiera, mi bendò la gamba e mi diede un antidolorifico. 
Verso ora di pranzo lasciai la baita e mi feci accompagnare dove era morto il mio amico Tomas: non c'era più nulla. Andai pochi metri più indietro e non c'era più neanche la macchina, quindi decisi di rimanere lì fino alla notte. Il signore della baita mi diede un pugnale.
Erano le 22:30, in lontananza vidi una bambina, mi avvicinai ed era la bambina che avevo visto la sera prima. Mi avvicinai lentamente e lei si mise a cantare; quando fui vicino le tirai il pugnale e lei morì. 
Così vendicai il mio amico Tomas.
CRISTIAN T.